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SU "CELL DEATH & DISEASE" UN ARTICOLO A FIRMA DI DUE STUDIOSI DELL'UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI TERAMO

Teramo, 14 gennaio 2010 - Anche un articolo di due docenti dell'Università degli Studi di Teramo appare oggi sul primo numero di Cell Death & Disease, rivista online consorella della prestigiosa rivista Nature. Si tratta di un contributo di Giovanni Di Guardo e Giuseppe Marruchella - del Dipartimento di Scienze Biomediche Comparate della Facoltà di Medicina Veterinaria - sulla degenerazione e la perdita neuronale nelle encefalopatie spongiformi trasmissibili (EST).
Traendo spunto da un loro precedente lavoro pubblicato sull'autorevole rivista Journal of General Virology, nell'articolo i due studiosi rimarcano di non aver osservato un'apparente riduzione numerica dei neuroni residenti nei plessi del sistema nervoso enterico in ovini affetti da Scrapie (la malattia "prototipo" di tutte le EST animali e umane), nonostante il documentato coinvolgimento di tale componente tissutale negli animali oggetto d'indagine.
«L'ingente perdita di neuroni che si realizza a livello del sistema nervoso centrale - ha spiegato Giovanni Di Guardo - è alla base delle gravi disfunzioni neurologiche progressive che caratterizzano il decorso clinico delle diverse malattie da prioni o encefalopatie spongiformi trasmissibili, sia umane che animali, culminando inevitabilmente nella morte degli individui che ne risultano affetti. A fronte dei numerosi studi svolti sull'argomento, l'esatta dinamica attraverso cui si verificano la degenerazione e la conseguente perdita dei neuroni cerebrali in corso di EST rimane ancora da chiarire».
«Inoltre - ha proseguito Di Guardo - durante la "neuroinvasione", ossia il lungo viaggio che i prioni compiono nell'organismo ospite prima di raggiungere il midollo spinale e l'encefalo, è stato dimostrato che anche i plessi del sistema nervoso enterico residenti lungo la parete intestinale costituiscono un distretto tissutale precocemente colonizzato ad opera dell'agente causale nella fase preclinica dell'infezione».
«Fermo restando che la densità dei neuroni totali popolanti i plessi del sistema nervoso enterico potrebbe essere ricostituita attraverso una più o meno intensa attività rigenerativa esplicata da tali cellule in seguito al danno subito - ha aggiunto - riteniamo di maggior plausibilità biologica l'ipotesi secondo cui l'agente infettivo si rapporterebbe in maniera diversa con i neuroni residenti nel sistema nervoso centrale e con quelli residenti nel sistema nervoso enterico».
«Qualunque sia la vera motivazione alla base di queste tanto significative quanto sorprendenti differenze "comportamentali" - ha concluso Giovanni Di Guardo - non sembrano sussistere dubbi sulla possibilità che l'interesse suscitato da questi rilevanti ed intriganti temi della ricerca di base continuerà a rimanere tale, di qui ai prossimi anni, nella comunità dei neuropatologi e dei neuroscienziati su scala globale».
REDAZIONE UFFICIO STAMPA

 
Ultimo aggiornamento: 14-01-2010
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