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LA SPAGNOLA MARINA RAMAL-SANCHEZ VINCE LA PRIMA EDIZIONE DEL PREMIO REGENI

Da sinistra la coordinatrice del Dottorato di ricerca Barbara Barboni, il rettore Dino Mastrocola, la vincitrice del Premio Marina Ramal-Sanchez, il presidente di Amnesty Antonio Marchesi
Da sinistra la coordinatrice del Dottorato di ricerca Barbara Barboni, il rettore Dino Mastrocola, la vincitrice del Premio Marina Ramal-Sanchez, il presidente di Amnesty Antonio Marchesi

Teramo, 15 febbraio 2019 ‒ È la spagnola Marina Ramal-Sanchez la vincitrice del primo UniTe PhD Award Giulio Regeni istituito dall’Università di Teramo in memoria di Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano dell’Università di Cambridge, torturato e ucciso al Cairo il 25 gennaio 2016.

Il riconoscimento, riservato quest’anno al più meritevole dottorando del corso in Biotecnologie molecolari e cellulari, ha lo scopo di « promuovere la dimensione internazionale della comunità scientifica e le libertà della ricerca come imprescindibili valori di crescita sociale».

Marina Ramal-Sanchez, 26 anni, dottoranda del Marie Curie PhD, ha ottenuto il riconoscimento «per la migliore comunicazione nell’Annual meeting del Corso di dottorato in Cellular and Molecular Biotechnologies e per l’eccellente carriera universitaria valutata sulla qualificata produttività scientifica, l’intensa attività di disseminazione dei risultati scientifici raggiunti durante i tre anni di corso svolti presso l’università di Teramo in collaborazione con l’INRA di Tour e l’Università di Murcia».

A consegnare l’UniTe PhD Award Giulio Regeni è stato oggi pomeriggio il rettore Dino Mastrocola ‒ alla presenza del presidente italiano di Amnesty International, Antonio Marchesi in occasione dell’incontro annuale del Corso di dottorato in Biotecnologie molecolari e cellulari.

Oltre al Premio Regeni sono stati assegnati riconoscimenti per la migliore comunicazione in ciascuna sessione dell’incontro. Tutte donne le dottorande premiate: la stessa Marina Ramal-Sanchez per la sessione di Biotecnologie della riproduzione, la ventottenne indiana Hashimita Sanyal per la sessione di Medicina rigenerativa e la ventinovenne italiana Valeria Cordone nella sessione di Fisiopatologia.

 

I genitori di Giulio Regeni, non potendo partecipare alla cerimonia, hanno inviato il seguente messaggio: «Buon pomeriggio, siamo i genitori di Giulio Regeni, purtroppo non riusciamo ad essere presenti alla Vostra cerimonia.

Siamo onorati di aver appreso che il Vostro Ateneo abbia deciso di istituire un riconoscimento in nome di nostro figlio Giulio.

Onorati inoltre, che ci sia un’attenzione particolare, proprio verso i giovani Studenti dottorali che come lui operano in ambito accademico spesso al di fuori dei “comodi” confini nazionali. Questi studenti, ne abbiamo conosciuti diversi, amici di Giulio; sono gli studenti che hanno sviluppato anche un’immensa gratitudine per essere stati accolti e per poter studiare.

Ringraziamo per la Vostra testimonianza di vicinanza accademica, sia perché è intesa come impegno civile e sia perché riconosce l’impegno accademico di Giulio.

Purtroppo, per circostanze non ancora chiare Giulio è stato soggetto della violazione dei diritti umani, lui che era andato in Egitto per capire e conoscere. Riteniamo fondamentale il Diritto alla Verità, inteso sia come diritto a conoscere la verità sull’uccisione di nostro figlio e sia come diritto che ogni persona ha nel senso di poter sviluppare il proprio pensiero ed essere libero di poter comprendere. Auspichiamo che tutte le università si pongano la questione della sicurezza dei ricercatori, in relazione ai paesi dove dovrebbero svolgere la loro ricerca.

Auguriamo a tutti gli studenti e studentesse una vita ricca di esperienze ma sempre coerenti con un’etica che ponga al primo piano la difesa ed attenzione ai diritti umani.

Grazie ancora, ci farebbe molto piacere avere la foto delle persone premiate, magari con qualcosa di giallo.

Porgiamo i nostri più distinti saluti,

Paola e Claudio Regeni»

REDAZIONE UFFICIO STAMPA

 
 
Ultimo aggiornamento: 15-02-2019
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