Le prime cellule "trasformate" in spermatozoi: pubblicata su "Cell reports" un'importante ricerca sulla clonazione guidata dal prof. Loi dell'Università di Teramo

 Professore; Pasqualino Loi Assegnista di Ricerca; Marta Czernik, Domenico Iuso, Paola Toschi, Debora Agata Anzalone Dottorando di Ricerca; Luca Palazzese Tesista; Michela Della Ducata
Professore; Pasqualino Loi Assegnista di Ricerca; Marta Czernik, Domenico Iuso, Paola Toschi, Debora Agata Anzalone Dottorando di Ricerca; Luca Palazzese Tesista; Michela Della Ducata

E’ stata pubblicata il 25 novembre, sulla rivista “Cell reports” un’importante ricerca sulla clonazione dal titolo “Exogenous expression of human protamine 1 (hPrm1) remodels fibroblast nuclei into spermatid-like structures” guidata dal prof. Pasqualino Loi dell’Università di Teramo.

 

Dopo 18 anni di tentativi, con scarsissimi successi, possono riprendere le ricerche sulla clonazione grazie ad una tecnica messa a punto dall’Università di Teramo. Si tratta di cellule adulte “trasformate” in spermatozoi che ingannano l'ovulo per convincerlo a riprogrammarle, facendole tornare bambine. Tra le applicazioni, la tutela di specie a rischio.

 

Gli esperimenti sulla clonazione condotti negli ultimi 15 anni consistevano nel trasferimento del nucleo, ossia struttura in cui è impacchettato il DNA, di una cellula adulta in un ovulo precedentemente privato del suo nucleo. Le macchine molecolari dell'ovulo avrebbero fatto il resto, stimolando il nucleo della cellula adulta a tornare indietro nel tempo, fino a trasformarlo in quello di una cellula bambina e indifferenziata.

 

''E' stata una strada piena di difficoltà: i cloni che nascevano avevano molti difetti e avevano un'alta percentuale di mortalità'', ha affermato il prof. Loi. La spiegazione di tutti questi insuccessi è nel fatto, ha aggiunto, che ''in milioni di anni di evoluzione l'ovocita non ha mai ricevuto cellule somatiche, ma solo spermatozoi e sa come trattarli''.

 

E' così che il gruppo del prof. Loi si è messo al lavoro in cerca di un'alternativa, nella ricerca che ha come primi autori Domenico Iuso e Marta Czernik, assegnisti dell’Università di Teramo, e condotta in collaborazione con gruppi di ricerca francesi e polacchi. 

 

''Ci sono voluti dieci anni di lavoro - ha aggiunto Loi - per costringere una cellula somatica differenziata a diventare uno spermatozoo''. E' stato possibile trasferendo nella cellula adulta la proteina chiamata protamina, che viene prodotta nelle fasi finali di maturazione degli spermatozoi: una volta introdotta nella cellula adulta, la proteina ne trasforma la struttura, dandole la forma allungata caratteristica degli spermatozoi. Quanto basta per ingannare l'ovocita e spingerlo a riprogrammare efficacemente la cellula.

 

''Applicando questa tecnica in vitro - ha detto Loi - abbiamo ottenuto un numero di embrioni doppio rispetto a quello prodotto finora con la tecnica tradizionale''.

 

 

 

 

l lavoro di Iuso et al., dimostra che l’espressione indotta di un solo gene, la protamina, trasforma il nucleo di una cellula differenziata in quello di uno spermatozoo entro 48 ore.

 

 

1) Cellula differenziata  (fibroblasto-ovino) appena trasfettata con il gene della protamina
1) Cellula differenziata (fibroblasto-ovino) appena trasfettata con il gene della protamina
 
2) Dopo 48 ore, i fibroblasti che producono la protamina acquisiscono la struttura nucleare (in rosso) tipica dello spermatozoo
2) Dopo 48 ore, i fibroblasti che producono la protamina acquisiscono la struttura nucleare (in rosso) tipica dello spermatozoo
 
3) Spermatozoo di ariete: la struttura è identica al nucleo in 2, più piccola perchè aploide  (metà dei cromosomi)
3) Spermatozoo di ariete: la struttura è identica al nucleo in 2, più piccola perchè aploide (metà dei cromosomi)
 

 
Ultimo aggiornamento: 22-12-2015
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