Pensioni

Pensione di anzianità

 
Requisiti

La pensione di anzianità consiste nella facoltà data al lavoratore di accedere al pensionamento con anticipo rispetto all'età legale di vecchiaia (60 anni per le donne, 65 per gli uomini) a condizione  di possedere determinati requisiti congiunti di età e contribuzione.
Sotto la legislazione precedente alla ultima legge di riforma pensionistica (L. n. 247/2007), i requisiti di tale trattamento erano di 57 anni di età anagrafica e 35 anni di contributi. A partire dal 1/1/2008 e fino al 30/6/2009 , invece, il diritto alla pensione di anzianità si consegue con un minimo di 58 anni di età e 35 di contributi. Dal 1/7/2009, e successivamente alle scadenze previste dalla legge, viene introdotto il c.d. meccanismo delle quote. Queste ultime costituiscono una combinazione variabile di età anagrafica e contribuzione, fermi restando il requisito minimo dei 35 anni e le età previste dalla legge alle relative scadenze temporali.

Segue una tabella riepilogativa dei nuovi requisiti per le pensioni di anzianità con decorrenza 1/1/2008:
 
PERIODO
REQUISITI DI ACCESSO ALLA PENSIONE DI ANZIANITÀ
Dal 1/1/2008 al 30/6/2009
58 età +35 contributi
Dal 1/7/2009 al 31/12/2010
(quota 95)
59 età + 36 contributi
60 età + 35 contributi
Dal 1/1/2011
(quota 96)
60 età + 36 contributi
61 età + 35 contributi
Dal 1/1/2013
(quota 97)
61 età + 36 contributi
62 età + 35 contributi
Soggetto a verifica
 
In alternativa alla situazione di cui sopra, ed in particolare prescindendo dal requisito anagrafico, è sempre possibile accedere alla pensione con una anzianità contributiva pari o superiore a  40 anni.

L'art. 1, co. 6, lett. b) della L. n. 243/2004, modifica i requisiti per l'accesso al trattamento pensionistico per coloro che sono destinatari esclusivamente del sistema di calcolo contributivo.
Fermo restando il requisito dei 5 anni di contribuzione minima, il requisito anagrafico, che sotto la L. n. 335/1995 (c.d. legge Dini) era ispirato a criteri di flessibilità in uscita (da 57 a 65 anni), è elevato a 60 anni per le donne e 65 per gli uomini.
Il medesimo articolo fa salva la possibilità di accedere al pensionamento con 40 anni di contribuzione a prescindere dall'età anagrafica.
È prevista, inoltre, la possibilità di accesso con almeno 35 anni di contributi ed un'età anagrafica pari a quella prevista per i nuovi trattamenti di anzianità (v. tabella 1).


Finestre di uscita
Per poter fruire del trattamento di anzianità è necessario aver maturato i requisiti anagrafici e contributivi di cui alla precedente tabella 1.
Tuttavia, l'acquisizione del diritto a pensione è presupposto necessario ma non sufficiente ai fini dell'erogazione della  prestazione.
Attualmente, a differenza di quanto accadeva prima della L. n. 335/1995, la pensione non decorre più dal mese successivo al perfezionamento del diritto ma secondo precise decorrenze (c.d. finestre) fissate dalla legge. La L. n. 247/2007 conferma sostanzialmente le decorrenze stabilite dalla L. n. 243/2004 la quale dimezza, con effetto dal 1/1/2008, il numero di finestre che la normativa previgente prevedeva per le pensioni di anzianità, riducendolo da quattro a due.
Le medesime decorrenze si applicano anche ai trattamenti liquidati con il sistema di calcolo contributivo, qualora vi si acceda con limiti di età inferiori a 60 anni per le donne e 65 per gli uomini. Pertanto, se il lavoratore matura i requisiti nel primo semestre dell'anno avrà diritto di percepire la pensione dal primo gennaio dell'anno successivo, se li matura nel secondo semestre, avrà diritto di percepire la pensione dal primo luglio dell'anno successivo.

 
Maturazione requistiti
Decorrenza della pensione
Entro il 1° semestre
1° gennaio dell'anno successivo a quello di maturazione dei requisiti
Entro il 2° semestre
1° luglio dell'anno successivo a quello di
maturazione dei requisiti
 
Una rilevante novità introdotta dalla L. n. 247/2007 concerne l'estensione del meccanismo delle finestre anche ai trattamenti conseguiti con il solo requisito dei 40 anni di contribuzione.  In tali ipotesi, si applica la L. n. 335/1995 come integrata dall'art. 59, co. 8 della L. n. 449/1997, che tiene conto anche del requisito del compimento dei 57 anni di età come si evince dalla tabella 3.


 
MATURAZIONE REQUISITI
DECORRENZA DELLA PENSIONE
 
1° trimestre
1° luglio se l'interessato ha compiuto 57 anni di età entro il 30 giugno
1° gennaio dell'anno successivo se l'interessato non ha compiuto 57 anni
2° trimestre
1° ottobre se l'interessato ha compiuto 57 anni di età entro il 30 settembre
1° gennaio dell'anno successivo se l'interessato non ha compiuto 57 anni
3° trimestre
1° gennaio anno successivo
 
4° trimestre
1° aprile anno successivo
 
 
 

Pensione di vecchiaia

 
La pensione di vecchiaia si consegue al compimento dell'età legale di pensionamento che, attualmente è di 65 anni per gli uomini e 60 anni per le donne.
  • Nel sistema retributivo e misto occorre aver maturato almeno 20 anni di contributi. La decorrenza della pensione è dal primo giorno del mese successivo al compimento dell'età legale.
  • Nel sistema contributivo i requisiti di età per l'accesso al trattamento pensionistico di vecchiaia, fermo restando il minimo dei 5 anni di contribuzione, sono elevati a 60 anni per le donne e 65 per gli uomini.
Finestre di uscita
Un'altra rilevante novità introdotta dalla L. n. 247/2007 concerne l'estensione del meccanismo delle finestre anche ai trattamenti pensionistici di vecchiaia. In relazione alla maturazione dei requisiti si applica la seguente tabella:



 
MATURAZIONE REQUISITI
DECORRENZA DELLA PENSIONE
1° trimestre
1° luglio
2° trimestre
1° ottobre
3° trimestre
1° gennaio anno successivo
4° trimestre
1° aprile anno successivo
 
 

Pensione d'inabilità (art. 2, co. 12, L. n. 335/1995)

 

La pensione diretta di inabilità , istituita a partire dal 1° gennaio 1996 (art. 2, co. 12, L. n. 335/1995), è un trattamento erogato a favore di chi cessa dal servizio per inabilità assoluta e permanente a qualsiasi attività lavorativa non dipendente da causa di servizio.
Il trattamento di pensione è calcolato sulla base dell'anzianità contributiva maturata, aumentata di un ulteriore periodo (c.d. bonus) compreso tra l'età alla cessazione dal servizio e il compimento del limite di età nel sistema retributivo, oppure il compimento del sessantesimo anno di età nel sistema misto e contributivo. Questo tipo di pensione è incompatibile con lo svolgimento di un lavoro dipendente o autonomo, sia esso in Italia o all'estero.
Per chiedere la concessione della pensione di inabilità è necessario che l'iscritto abbia maturato un minimo di cinque anni di anzianità contributiva, di cui almeno tre nell'ultimo quinquennio.
La facoltà di richiedere la pensione di inabilità è garantita solo all'interessato, mentre non hanno questa possibilità i suoi superstiti. La pensione di inabilità può però diventare un trattamento indiretto o reversibile se la richiesta è stata presentata dall'iscritto o dal pensionato prima del suo decesso. In questo caso gli organi competenti accertano in maniera postuma lo stato di inabilità del defunto prima di conferire il trattamento di reversibilità ai superstiti.
La domanda può essere presentata:
  • in attività di servizio
  • successivamente alla risoluzione del rapporto di lavoro.
L'interessato presenta all'amministrazione di appartenenza (o direttamente all'INPDAP, se già collocato a riposo):
  • il modulo di domanda per la pensione di inabilità;
  • un certificato medico rilasciato dal medico di base (medico di famiglia) in cui viene attestata l'inabilità assoluta e permanente a svolgere qualsiasi attività lavorativa.
Se l'interessato è in attività di servizio , l'ente o l'amministrazione di appartenenza accerta la sussistenza dei requisiti contributivi minimi e poi invia la documentazione all'INPDAP.

È importante ricordare che la domanda per la pensione di inabilità dà luogo ad accertamenti sanitari per verificare il requisito di "inabilità assoluta e permanente a qualsiasi attività lavorativa". La prestazione, a meno di un'eventuale revisione, è vitalizia. Il trattamento decorre dalla data di collocamento a riposo. Se invece la domanda è stata presentata dopo la fine del rapporto di lavoro, ma comunque non oltre due anni entro due anni dalla cessazione, la pensione decorre dal primo giorno del mese successivo a quello in cui la domanda è stata presentata.

 
 

Pensione di inabilità assoluta e permanente a proficuo lavoro o alle mansioni

 
Per ottenere la pensione d'inabilità a proficuo lavoro occorrono i seguenti requisiti:
  • riconoscimento medico legale redatto dalle competenti Commissioni nel quale risulti che il dipendente pubblico non è più idoneo a svolgere in via permanente attività lavorativa;
  • almeno 15 anni di servizio (14 anni, 11 mesi e 16 giorni), ai sensi dell'art. 42, D.P.R. n. 1092/1973;
  • risoluzione del rapporto di lavoro per dispensa dal servizio per inabilità assoluta e permanente a proficuo lavoro.

La Commissione medica preposta all'accertamento sanitario, per i dipendenti delle università, è la commissione medica di verifica (CMV).
La visita medica può essere richiesta sia dal dipendente che dall'Ateneo.
Nel caso il verbale di visita medica collegiale riconosca l'inabilità a proficuo lavoro l'Università dispone immediatamente la dispensa dal servizio ovvero la cessazione dal rapporto di lavoro.
Il lavoratore deve presentare domanda di pensione per inabilità a proficuo lavoro sia all'INPDAP che al datore di lavoro.
I criteri di calcolo sono gli stessi della pensione ordinaria.
La prestazione va determinata sulla base del servizio posseduto al momento della cessazione e decorre dal giorno successivo alla dispensa dal servizio.

L'inabilità alla mansione è limitata al tipo di attività espletata e dà luogo al trattamento di pensione soltanto nell'ipotesi in cui il dipendente pubblico non possa essere adibito a mansioni equivalenti a quelle della propria qualifica.
Non si ha diritto alla prestazione se l'invalidità interviene dopo la cessazione del rapporto di lavoro.
Per ottenere l'inabilità alla mansione occorrono i seguenti requisiti:
  • riconoscimento medico legale da parte della commissione medica di verifica (CMV).
  • almeno 15 anni di servizio (14 anni, 11 mesi  e 16 giorni), ai sensi dell'art. 42, D.P.R. n. 1092/1973;
  • risoluzione del rapporto di lavoro/dispensa dal servizio per inabilità.
La visita medica può essere richiesta sia dal dipendente che dall'Ente datore di lavoro.
L'ente datore di lavoro:
  • chiede il parere sanitario alla competente Commissione medica;
  • ricevuto il verbale di visita medica che riconosce l'inidoneità alla mansione, verifica la possibilità di utilizzare il dipendente in mansioni equivalenti a quelle della propria qualifica;
  • se non vi sono possibilità di ricollocazione in mansioni equivalenti, può proporre di ricollocare il lavoratore anche in mansioni di posizione funzionale inferiore.
Nel caso in cui il lavoratore non dia il proprio consenso alla nuova collocazione in posizione funzionale inferiore interviene la risoluzione del rapporto di lavoro. Dispensato dal servizio, il lavoratore deve presentare domanda di pensione per inabilità relativa alla mansione sia all'INPDAP che al datore di lavoro. I criteri di calcolo sono gli stessi della pensione ordinaria.  La prestazione va determinata sulla base del servizio posseduto al momento della cessazione e decorre dal giorno successivo alla dispensa dal servizio.
 
 

Pensione privilegiata

 
La pensione privilegiata è una prestazione spettante al dipendente pubblico cessato dal servizio per inabilità assoluta e permanente derivante da infermità riconosciuta dipendente da causa servizio. Per il diritto alla prestazione non è richiesto alcun requisito minimo di servizio, basta un solo giorno di lavoro. La pensione privilegiata si consegue a domanda da presentare entro il termine perentorio di 5 anni (10 per parkinsonismo) dalla data di cessazione del servizio.  Può essere concessa d'ufficio quando la dispensa dal servizio o la morte è dovuta per infermità già riconosciuta dipendente da causa di servizio (art. 167 D.P.R. n. 1092/1973).

Per i dipendenti universitari gli organismi di accertamento medico sono la commissione medica di verifica (CMV) e il comitato di verifica per le cause di servizio (CVCS).  La domanda, corredata di ogni utile documentazione, deve contenere l'indicazione della natura dell'infermità o lesioni per le quali è richiesto il trattamento privilegiato, i fatti di servizio che  hanno concorso a determinarle e, ove possibile, le conseguenze sull'integrità fisica, psichica o sensoriale e sull'idoneità di servizio. Per il personale universitario e statale in genere, la misura della prestazione è correlata all'entità dell'infermità o lesione.

In caso di grave menomazione, ascrivibile alla 1 ª categoria, l'importo è pari agli 8/10 della retribuzione pensionabile. Se l'infermità è ascrivibile a categoria inferiore la misura è pari a 1/40 della retribuzione pensionabile per ogni anno di servizio, e comunque non inferiore a 1/3 né superiore a 8/10 della base stessa (art. 65, D.P.R. n. 1092/1973).
 
 
Ultimo aggiornamento: 11-12-2009
Seguici su