INFEZIONE DA MORBILLIVIRUS NEI CAPODOGLI SPIAGGIATI IN ABRUZZO NEL 2014

Teramo, 9 gennaio 2017 – È stato appena pubblicato sulla rivista scientifica statunitense Emerging Infectious Diseases l’articolo dal titolo Dolphin Morbillivirus Associated with a Mass Stranding of Sperm Whales, Italy , che descrive la presenza dell’infezione da Dolphin Morbillivirus (DMV) nei tre esemplari di capodoglio (Physeter macrocephalus), tutti di sesso femminile, che vennero rinvenuti spiaggiati lungo le coste abruzzesi nel settembre 2014, oltre che nel feto di cui la femmina di maggior età risultava gravida.

L’originale contributo è frutto della collaborazione fra i team delle Università degli Studi di Padova e dell’Università degli Studi di Teramo – coordinati rispettivamente da Sandro Mazzariol e da Giovanni Di Guardo ‒ il Centro di Referenza Nazionale per le indagini diagnostiche sui mammiferi marini spiaggiati e gli Istituti zooprofilattici sperimentali di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, dell’Abruzzo e Molise, del Lazio e Toscana, della Puglia e Basilicata.

«Insieme al fatto ‒ spiega Di Guardo ‒ che non esisterebbero precedenti segnalazioni nella letteratura scientifica internazionale di casi d’infezione da DMV nel capodoglio, un elemento di ulteriore interesse sarebbe rappresentato dalla documentata e pressoché inedita presenza dell’infezione in associazione con un episodio di “spiaggiamento di massa” di Cetacei».

«Nel corso degli ultimi trenta anni ‒ ha aggiunto Di Guardo ‒ DMV si sarebbe reso responsabile di almeno quattro eventi di mortalità collettiva fra i Cetacei del Mediterraneo Occidentale, con particolare riferimento alle popolazioni di stenelle striate (Stenella coeruleoalba), di tursiopi (Tursiops truncatus) e di globicefali (Globicephala melas). Tuttavia, l’agente virale in questione, notoriamente dotato - al pari di tutti gli altri morbillivirus - di un elevato potere patogeno, nel corso degli ultimi sei anni ha prodotto una serie di casi d’infezione a esito letale in specie ritenute “non particolarmente suscettibili” nei confronti della stessa, quali la balenottera comune (Balaenoptera physalus), lo zifio (Ziphius cavirostris) ed il capodoglio appunto, finanche alla più che singolare dimostrazione della presenza dell’infezione in un esemplare di foca comune (Phoca vitulina) mantenuto in cattività. Ad aggravare ulteriormente lo “scenario” appena delineato si aggiunge il contestuale accertamento o il forte sospetto, quantomeno, di casi d’infezione acquisiti per via materno-fetale nelle tre specie cetologiche sopra menzionate, in una plausibile quanto probabile fase di “endemizzazione” che l’infezione da DMV potrebbe aver assunto nei nostri mari e, più in generale, nel Mediterraneo Occidentale».

REDAZIONE UFFICIO STAMPA

 
 
Ultimo aggiornamento: 09-01-2017
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